Parco Trotter: Milano sperimenta la "progettazione partecipata"
Il progetto sociale per il recupero del parco dovrà essere presentato entro fine marzo, insieme a quello architettonico. Le associazioni già attive sul territorio hanno avviato un dialogo con Comune e Politecnico
Pubblicato il 20/12/12
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«Imparare a gestire un tavolo di coprogettazione non è un’impresa facile. Per noi sarà anche una grande occasione per crescere e imparare». Lella Trapella, da sei anni presidente dell’associazione Amici del Parco Trotter, ha accolto con entusiasmo l’opportunità offerta dal Comune, che per la riqualificazione delle strutture della storica area milanese - già sede dell’istituto scolastico Casa del Sole - ha deciso di avviare un dialogo con le realtà che da anni operano nel contesto locale. Una sfida decisiva per il quartiere di via Padova, ma più in generale per tutta la città. Per la prima volta, infatti, il recupero di uno spazio urbano di queste dimensioni (l'area totale è di 126 mila metri quadri) potrebbe realizzarsi attraverso un processo che parte dal basso, aprendo di fatto la strada a una nuova concezione dell'idea stessa di "opera pubblica".
Lo scenario è complesso, ma al tempo stesso chiaro. Sul tavolo, adesso, ci sono undici milioni di euro: otto garantiti da Fondazione Cariplo e tre dal Comune, che si è impegnato a inserire altri stanziamenti nel bilancio per proseguire i lavori nei prossimi anni. Con la cifra già messa a budget si inizierà a intervenire sull’edificio dell’ex Convitto, dove verrà spostata la scuola media, e sui 1884 metri quadri di padiglioni che in questo modo verranno liberati e adibiti a uso sociale. Quello che rimane da definire, è quali funzioni dare ai padiglioni, posto che il sindaco Giuliano Pisapia ha già parlato di un «dopo Expo per tutti i bambini e i ragazzi».
Le proposte andranno formalizzate entro il 31 marzo 2013. Per quel giorno, infatti, è prevista la presentazione del progetto architettonico definitivo, a cui dovrà essere accompagnato quello sociale. Al momento, spiega Francesco Muraro, portavoce del Comitato genitori del Trotter, il Comune ha già attivato due tavoli di lavoro per affrontare i temi che riguardano l’area: «Da un anno esiste un tavolo interassessorile, che si è occupato in particolare della sicurezza e del controllo. In più è stato istituito un tavolo tecnico, che vede la presenza degli architetti chiamati a ripensare le strutture».
Sul piano dei contenuti, la base di partenza è fornita da due documenti. Da una parte quello redatto tra il 2000 e il 2002 dal Laboratorio Abita del Politecnico di Milano. Uno studio, rimasto finora nei cassetti comunali, che propone soluzioni per il riordino degli edifici scolastici e dei diversi padiglioni, oltre al recupero della piscina e dell’ex Convitto. Dall’altra c’è il piano delle Proposte per la riqualificazione del Trotter, completato nell’aprile 2011 dalla Casa del Sole, insieme al Collegio Educativo della Scuola dell’Infanzia Giacosa e agli stessi Amici del Parco Trotter, sulla base delle idee espresse da tutte le anime del parco.
Entrambi i piani, riconosce Lella Trapella, dovranno essere rivisti: «Il progetto Abita andrà aggiornato in base alle utenze attuali. Mentre le nostre proposte risultano in parte già superate, visto che non ci aspettavamo un intervento così ampio». Per quanto riguarda la filosofia da seguire, però, l’impostazione che verrà adottata pare già stabilita: il Trotter, nelle intenzioni del Comitato Genitori e dell’associazione, è e deve rimanere un parco scolastico. «Cariplo non ristruttura scuole – aggiunge Trapella –, ma i viali del parco qui sono l’equivalente dei corridoi di un istituto. E la scuola resta uno dei primi interventi sociali, visto che svolge un ruolo di collante e di presidio sul territorio. Certo, bisognerà fare in modo che questi spazi siano utilizzabili anche al di fuori dell’orario delle lezioni».
Se le premesse e l’idea di fondo ci sono, quello che andrà sviluppato in tempi rapidi è un metodo. Il rischio è che altrimenti la progettazione partecipata si trasformi in un accavallarsi dispersivo di voci e istanze portate avanti dai singoli. Le realtà attive nel quartiere – tra cui figurano società sportive, teatri, associazioni di mediazione culturale e scuole di musica – hanno già dimostrato di saper fare squadra attraverso la manifestazione Via Padova è meglio di Milano, che per un weekend all’anno le vede preparare un cartellone comune di spettacoli e iniziative. Ma la sfida, da qui al marzo 2013, è ben più ardua.
Lella Trapella, in questo senso, è pronta a lanciare una proposta: «Penso che si dovrebbe scegliere un soggetto terzo, ad esempio un’impresa sociale già operativa in questa zona, che curi la regia della progettazione». Un soggetto che, in seguito, potrebbe anche essere coinvolto nel discorso sulla sostenibilità dei progetti che verranno attivati e non potranno certo essere abbandonati a se stessi una volta tagliato il nastro inaugurale del “nuovo” Trotter. La questione è a sua volta importante, e infatti è già parlato all’interno dei tavoli comunali e che non può essere messa da parte. Ma al momento bisogna fare soprattutto i conti con un cronoprogramma che non lascia un secondo di respiro: la macchina della coprogettazione deve essere costruita e avviata. Per il Trotter, per Via Padova. E per Milano.
Marco Valsecchi
(fonte immagine: Comune di Milano)



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